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RIFORMARE L’ EUROPA, un obbligo per l’ Italia dopo il 1° Giugno

di , 28 giugno 2018

L’ITALIA, assediata, deve uscire da un vicolo cieco

 L’Italia, che il popolo ha consegnato con le elezioni del 4 marzo nelle mani del nuovo Governo, si trova assediata in un vicolo cieco, frutto della politica suicida seguita nell’ultimo ventennio, remissiva verso i pesanti condizionamenti esterni imposti dai paesi cosiddetti alleati e con le mani legate all’interno da una congerie di leggi e disposizioni contraddittorie fatte apposta per punire le persone oneste e favorire i furbi.

Non ha via di scampo: da una parte la barriera incatenante della solidarietà atlantica (che però significa solo obbedienza agli USA) e dall’altra i vincoli di un’Europa monetarista ipocrita e poco solidale che ha strozzato la nostra economia; da un lato le multe milionarie e gli interessi miliardari che siamo costretti a pagare per l’insipienza dei governi del passato e dall’altro l’ondata dell’immigrazione incontrollata che ha profondamente trasformato in peggio le nostre città, deturpate e rese meno sicure dai bivacchi di vagabondi, dal mercato degli spacciatori, dalla schiavitù del caporalato.

Sul fronte interno incombe il macigno dell’ILVA con l’implicito ricatto del lavoro contro la salute, mentre è sempre più pericoloso il baratro dell’assenza di occupazione stabile con imprese che delocalizzano e licenziano dopo aver sfruttato i lavoratori; dall’alto la cappa della corruzione, come una nube tossica, pervade ogni ambiente pubblico e privato, dal basso le sabbie mobili della giustizia e del diritto, feriti per troppi anni da politici felloni e incompetenti, quando non collusi con la mafia, che hanno varato leggi demenziali (condoni e regali per i più grandi malfattori economici, svuota carceri, non detenzione per reati che prevedono condanne al di sotto di 4 anni, illogicità del sistema della prescrizione continua ecc.) per rendere del tutto inefficace l’azione penale e gli sforzi della Magistratura; da un lato le spese folli della TAV e dell’ALITALIA, dall’altro i favori e le regalie ai soliti personaggi del piduismo che, come camaleonti, hanno attraversato indenni i vari decenni di scandali della repubblica.

Da dove cominciare il risanamento e rompere l’assedio per evitare che il Governo del cambiamento affoghi del tutto e sia sopraffatto dalla restaurazione dell’ancien régime?

Occorrono misure rivoluzionarie in tutte le direzioni, senza barricate da spacconi o rodomontate lessicali, ma limitandosi ad applicare ogni santo giorno la Costituzione che difende i principi fondamentali del cittadino alla sovranità, alla sicurezza, alla salute, ad una vita dignitosa, alla libertà, al risparmio, alla cultura, al lavoro, alla protezione del patrimonio artistico e dell’ambiente e ne sancisce gli obblighi dai quali non si può scappare.

E’ arrivato il momento per il primo Ministro Conte, che si è proclamato avvocato degli italiani, e per i suoi ministri degli Esteri Moavero e delle Politiche Comunitarie Savona,  di pretendere dall’ Europa una deroga di 50 miliardi di euro per ravvivare la nostra economia con investimenti massicci per la messa in sicurezza del territorio dal dissesto idrogeologico, degli edifici pubblici (scuole, ospedali, tribunali) e delle strade. Solo così avremo risolto il problema dell’occupazione e della crescita che di per sé farà automaticamente abbassare il rapporto deficit-Pil. Il vero salto dell’ostacolo è la riconquista di una credibilità perduta in politica estera.

2548342Alla maturità classica è stata assegnata quest’anno la traduzione dal greco di un passo di Aristotele dedicato alla massima virtù. Il filosofo di Stagira si interroga su quale sia per l’uomo il bene più prezioso, e trova la risposta nell’amicizia, condizione virtuosa necessaria alla vita, senza la quale nessuno potrebbe vivere felice anche se possedesse tutti i beni della terra. Ma l’amicizia nasce dalla condivisione di valori, dal rispetto di regole comuni, dal sentirsi parte solidale di un nucleo sociale, di una comunità. E’ amico chi ci allieta con la sua compagnia, chi ci consola o ci consiglia o ci aiuta nel momento del bisogno, chi invitiamo volentieri a casa nostra. Viceversa non può essere considerato amico il dittatore che opprime, il potente che ricatta, lo squalo finanziario o la sanguisuga che sfrutta chi lavora, il ladro che ruba con trucchi e inganni solo per avidità non solo contro il patrimonio privato ma contro l’intera società, il corrotto che distrugge le regole del vivere civile, il farabutto che inquina l’ambiente e avvelena la natura, il trafficante mafioso e lo spacciatore che rovinano la gioventù, lo schiavista e trafficante di carne umana dedito alla tortura e all’umiliazione della vita, chi pretende di entrare da padrone in casa nostra.

Un proverbio arabo ammonisce ad avere una condotta amichevole con il vicino, ma a rafforzare il recinto di casa. Sulla base di questo principio dobbiamo relazionarci con chi ci sta accanto, tenendo alte le difese.

L’Italia, proiettata in mezzo al Mediterraneo, è l’approdo più attraente per quanti sperano di sottrarsi all’indigenza ed alla fame per una migliore condizione di vita. Sin dagli anni’90, nella più assoluta inazione del Governo che non ha saputo approntare le necessarie contro misure o gli opportuni accorgimenti per regolamentare afflussi disordinati di migranti, l’Italia è diventata meta di somale, eritree, etiopi e filippine dedite per lo più ai servizi domestici, balcaniche, slave, ucraine adibite al servizio di badanti, tunisini impiegati come pescatori in Sicilia, marocchini come lavavetri e venditori ambulanti, egiziani come pizzaioli, jugoslavi, polacchi e rumeni come manovali e muratori.

Il problema della presenza di centinaia di migliaia di irregolari non è stato affrontato con una lungimirante politica di selezione immigratoria a seconda delle necessità della società italiana, né incanalato in corretti programmi di integrazione, ma è stato semplicemente cancellato varando la più grande sanatoria di tutti i tempi: 700.000 stranieri irregolari sono stati regolarizzati e il paese si è illuso che il problema fosse stato eliminato anche perché il parlamento, in un consueto sussulto demenziale, aveva approvato la legge Bossi-Fini che istituiva il reato di immigrazione clandestina. Risultato: la sanatoria aveva finito per convincere quanti ancora da oltremare desiderassero immigrare che in fondo in Italia le cose si sistemavano; le malefatte non venivano punite; il reato si era rivelato un deterrente inutile come le “grida di Milano” con la conseguenza negativa di aver determinato un impressionante intasamento dei tribunali per ricorsi e controricorsi; le multe pecuniarie irrogate restavano sulla carta e i fogli di via facevano la fine nel cestino dei rifiuti.La mala vita, pronta a sfruttare ogni minima occasione non era rimasta inattiva ma aveva colto al volo, con la connivenza degli apparati pubblici, l’opportunità di incrementare gli arrivi irregolari, soprattutto di giovani donne dall’Est o dall’Africa avviate alla prostituzione.

sarkozy_cameron_verticeParigi_190311_xin--400x300A quel tempo in Libia c’era un dittatore che ogni tanto ci minacciava, appunto di farci invadere da migliaia di migranti, per ottenere soldi e riconoscimenti politici che gli sono stati ampiamente concessi. Poi nel 2011 la scellerata alleanza Sarkozy – Cameron con la benedizione di Obama (impelagato in tutte le guerre del pianeta, ma decorato con il Nobel per la pace) e l’acquiescenza di Berlusconi che tradiva il patto di amicizia con la Libia, determinò la caduta di Gheddafi e lo sfacelo di quel paese il cui controllo fu preso da bande di miliziani feroci, inclini alla tortura, senza un briciolo di umanità, pronti per accumulare ricchezze a uccidere, a catturare o comprare dai paesi vicini migranti economici da contrabbandare insieme al petrolio verso l’Europa.

Non si può sottacere la grave responsabilità, a tutti i livelli, dei vari Governi italiani (Letta, Renzi, Gentiloni) che, pur sapendo nome e cognome degli scafisti, di quali coperture politiche disponessero, da dove operassero, con quali mezzi provvedessero a mettere in mare migliaia di persone, attraverso quali canali finanziari accumulassero fortune, non hanno agito con la fermezza richiesta né a livello bilaterale, né a quello multilaterale.

La nostra diplomazia guidata dal peggiore ministro degli Esteri post prima repubblica, improntata a non dare fastidio agli alleati anglo-franco-americani, ha accettato supinamente ogni tipo di sanzione imposto da Washington contro l’Iran o contro la Russia, ogni obbligo di partecipazione a sforzi militari in aree lontane senza imbastire nessuna azione di controllo e di sanzioni sui flussi finanziari irregolari per centinaia di milioni di euro, né operazioni anti tratta delle persone a livello internazionale, né pretendere la protezione della NATO, sempre invocata dagli americani per le faccende dell’Afghanistan e di altri teatri operativi che a noi non interessano per nulla, sicché i traffici di barconi, canotti, zatteroni, barche a vela è continuato alla grande per trasportare migliaia di affamati illusi che la ricchezza reclamizzata in tv fosse offerta gratuitamente a tutti.

Donne in procinto di partorire dopo gli stupri subiti nei campi libici, bambini utilizzati come scudi umani e uomini dai volti e dai corpi sfigurati dalle sevizie e dalle peripezie venivano abbandonati alla deriva a poche miglia dalle coste africane mentre venivano allertate con una complicità criminale, rivelata dal Procuratore di Catania, le varie ONG interessate a giustificare la propria esistenza con queste operazioni umanitarie.

L’Italia negli anni 2011-2017 ha accolto tutti, oltre 600 mila immigrati, per lo più africani del Sahel e non profughi di guerra, che senza un retroterra culturale, senza un mestiere, senza un obiettivo di lavoro onesto, non hanno mostrato attitudine all’integrazione nella società di accoglienza finendo per cadere nella rete della malavita, del lavoro nero e dello sfruttamento da caporalato.

Nessun governante italiano è stato capace di sostenere fino in fondo la tesi che l’Italia rappresenta il confine meridionale dell’Europa e della Nato e che come tale andava difeso dall’alleanza e di sottolineare che ogni nostro soldato e ogni euro impegnato in missioni militari in Afghanistan, Iraq, Kossovo, Libano ecc. erano altrettanti strumenti in meno per far fronte all’immigrazione e alla sicurezza interna.

Stupiscono le reazioni ipocrite dei burocrati di Bruxelles (chi non ricorda le lacrime di coccodrillo dopo il naufragio di Lampedusa e le promesse di aiuto?), ma soprattutto dei governanti di Parigi che hanno seppellito il grido rivoluzionario Liberté, Égalité, Fraternité i cui principi rappresentano un valore così grande da travalicare i confini della Francia, per avere una portata e rilevanza universali tanto da essere recepiti nella Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo adottata dall’ONU nel dicembre 1948.

Quale eguaglianza e quale fraternità ha dimostrato nei nostri confronti la Francia alla frontiera di Ventimiglia quando ha respinto nella neve i profughi con bambini o quando i suoi agenti di dogana hanno fatto irruzione nel territorio italiano alla stazione di Bardonecchia per inquisire un emigrante? Quale senso dell’umanità hanno mostrato i paesi imperialisti che per oltre un secolo hanno depredato l’Africa? Quale solidarietà è stata quella di criticare il mancato permesso italiano di attracco alla nave Aquarius quando i porti della Corsica sono rimasti chiusi? Quale l’ipocrisia delle varie istituzioni europee che ad ogni inutile vertice approvavano la solita mozione degli affetti per elogiare l’umanità italiana dell’accoglienza senza preoccuparsi della necessità di riformare le regole dell’equa distribuzione degli arrivi di disperati?

Ogni tanto qualche bello spirito della politica dell’improvvisazione, invoca l’idea di creare centri di accoglienza in territorio africano. E’ una proposta senza senso da apprendisti stregoni. Solo chi non abbia vissuto in quelle terre dove l’assenza del senso dello Stato, l’arbitrio e il sopruso sono la regola, dove non esiste il diritto, dove mancano le strutture, dove si è pronti a calpestare fisicamente il corpo del vicino pur di guadagnare un posto in una coda, può immaginare come risolutivo un provvedimento del genere che implicherebbe un corpo di spedizione militare di almeno 10 mila uomini con strutture logistiche al seguito e rappresentanti di tutti i paesi.

La questione migratoria, per nulla contrastata fino ad ora per garantire interessi loschi di trafficanti e di organizzazioni del malaffare lautamente retribuite dal nostro Governo, cioè dai contribuenti, deve essere affrontata in modo nuovo. Si tratta di un fenomeno non emergenziale, ma sistemico che durerà per molti anni fino a quando l’Africa non conoscerà un nuovo sviluppo.

Dunque occorre attrezzarsi adeguatamente con regole nuove precise e chiare, obbligatorie per tutti i paesi, europei ed extraeuropei: attuare il blocco navale delle coste africane e sabotarvi ogni natante disponibile per renderlo inservibile fino a quando quei paesi non dimostrino di saper controllare il loro mare territoriale, stroncare sul nascere il business dei migranti colpendo in modo sistematico, senza esclusione di misure, quanti organizzano e lucrano sulle traversate, mettere l’embargo ad ogni loro transazione finanziaria, impedire agli esportatori europei il rifornimento di giubbotti, di motori, canotti e gommoni, obbligare tutte le navi di ONG, dedite a questa lucrosa attività, a far sbarcare nel paese della propria bandiera i naufraghi raccolti in acque internazionali, costringere tutti i paesi europei, pena l’esclusione dai benefici comunitari, ad accogliere pro quota i migranti già approdati e fare sottoscrivere ai paesi africani di emigrazione, già largamente favoriti da concessioni economiche, un trattato di scambio obbligatorio dei detenuti per qualsiasi motivo e di riaccoglimento dei propri clandestini.

Torquato Cardilli

 


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