Simone Di Stefano di Casa Pound a Macerata

Macerata insegna… in Italia, tutti colpevoli !

di , 9 febbraio 2018

Un preciso ” J’ACCUSE ” !

….. TUTTI  COLPEVOLI 

________ di Stelio W. Venceslai*

Una ragazzina di sedici anni, Pamela, scompare da un centro di recupero per tossicomani di Macerata. Non è la prima volta che questo accade. Poi la trovano, morta, tagliata a pezzi, in due valigie buttate lungo un fosso. Un grande, grandissimo orrore. S’indaga, con le videocamere che, ormai, sono un po’ dappertutto. Negli ultimi fotogrammi che l’hanno ripresa si scopre che era in compagnia di un giovane nero. Si apre la caccia all’uomo e si scatenano le solite invettive razziste. Arrestato, si tratta di un nigeriano, immigrato, senza dimora, pregiudicato, spacciatore, espulso dal Paese con un foglio di via che non è servito a nulla, perché è rimasto in Italia. Qualche giorno dopo, per le strade di Macerata, un altro giovane, bianco, italiano, considerato un po’ fuori di testa dagli amici, prende una rivoltella e spara a sei persone, non bianche, per vendicare la ragazza fatta a pezzi.  Il tumulto della stampa è altissimo e tutto sfocia in politica. La Magistratura indaga e monta nel Paese un’ondata di protesta che la politica vorrebbe cavalcare per guadagnare voti. …. QUESTA E’ LA PREMESSA . ANALIZZIAMO I FATTI.

Che una ragazzina di sedici anni si droghi non va bene. Dov’era la famiglia? Chi le dava i soldi per procurarsi la droga? Si prostituiva? Nessuno sa niente. Drogata al punto da essere inviata a un Centro di recupero, significa che era drogata da tempo. A dodici anni, quattordicianni? E nessuno se n’è accorto? Da cosa fuggiva, chi frequentava questa ragazza? Silenzi. Va in un centro di recupero da cui, sembra, è già fuggita una prima volta. Non ce l’ha fatta ed è stata ritrovata. La seconda volta c’è riuscita ed ha fatto la fine che ha fatto. Nessuno al Centro controllava queste persone? Che razza di Centro è se non s’impedisce ai pazienti (impazienti) di andarsene? Oltre tutto, era una minorenne. Parliamo del giovane nero. Immigrato, pregiudicato, senza fissa dimora. Come viveva? Chi gli dava da mangiare? Foglio di via: una buffonata. Circolava tranquillo nella città. Nessun controllo. Perché non stava in galera o non è stato rispedito a casa sua? Perché le galere sono piene e per i rimpatri non ci sono i soldi?

Spaccio di droga, assassinio o vilipendio di cadavere? Un sacrificio “religioso”? Nessuno sa niente. Come erano venuti in contatto i due? Quanti sono gli immigrati indesiderati che circolano nelle nostre città? Mistero. Il giovane che ha sparato ai passanti di colore era, a detta di quelli che lo conoscevano, uno squilibrato. Però, sembra che un medico avesse accertato che era perfettamente sano. Chi è questo medico? Quanti certificati falsi o di compiacenza stilano i medici del nostro Paese? Migliaia. L’Ordine dei medici farà qualcosa? Ha mai fatto qualcosa? È mai intervenuto per salvare l’onorabilità della classe medica, oltre che per conservarne i privilegi? Quanto sono realmente utili gli Ordini, nel nostro Paese?  Come faceva questo soggetto ad avere una rivoltella? Chi gliela ha data? Perché? Da chi o da cosa doveva difendersi? Le norme per la concessione del porto d’armi sono molto severe. Come sono state aggirate?

Queste domande sono quelle che ci facciamo tutti. Non avremo risposte se non banali. La verità è che in questo nostro amato e disgraziatissimo Paese non funziona più nulla. Sono tutti colpevoli, dalla famiglia ignara (o quasi) al medico dei certificati, al Direttore del Centro di recupero, dalla polizia (che fa quel che può) ad una città sonnolenta che su 40.000 abitanti ha ben 8.000 immigrati.Una serie di omissioni, di apparente rispetto di una legalità formale che non convince nessuno e che permette lo strazio d’una famiglia, eccita l’indignazione della gente e rimescola nel profondo un sentimento d’irritazione e di malcontento. Su questo, cavalca l’onda delle elezioni. Una vergogna per tutti. Vera o eccessiva che sia, la paura s’impadronisce della gente. Le donne temono per la strada d’essere percosse, derubate o violentate (v. Stazione Termini a Roma), le ragazze vanno in gruppo, si guardano con diffidenza le persone di colore. Non si pensa che possa essere brava gente, A priori, per le persone comuni, sarebbero tutti da buttare fuori.

Questa situazione dà ali alla propaganda peggiore. Ma, come sempre, sono gli stracci che vanno all’aria. La questione vera è che questo Paese non funziona più. Troppe compiacenze, molti giri di parole, leggi improponibili e inefficaci, procedure astruse e complesse, una continua insofferenza per tutto ciò che in altri Paesi invece, funziona perfettamente. Lo Stato è un nemico da cui guardarsi, anche se basta pagare per risolvere i problemi. C’è una corruzione mentale profonda, ancor più grave di quella economica. E in queste condizioni bisognerebbe dare la fiducia a qualcuno? Esiste un pregiudizio morale diffuso che condanna tutta la classe politica che ci ha governato. Sono tutti pre-giudicati. Si presentano alle elezioni: vecchie facce e facce nuove. Promesse mirabolanti che s’inceppano sulla grammatica e sulla senilità. Un coro di voci sgraziate che cercano il grano da beccare nella stia dove ci hanno rinchiusi.

Nessuno ci parla del futuro, nessuno confessa che occorrono sacrifici, nessuno ricorda che siamo il terzo Paese più indebitato del pianeta. Tutti parlano di sicurezza ma nessuno ci dice come assicurarla. Grandi sogni e nessun senso della realtà. A un certo punto, il sistema non funziona più, i fatti di Macerata insegnano. Altro che 100 passi! È qualunquismo? Forse. che orrore! Basta questa parola per squalificare lo scoramento. Ma perché non si da retta alla gente qualunque? Perché sono così tranquilli che non sfondano le porte, non aggrediscono gli avversari, non sono invitati a parlare alla televisione? Questa gente che non ha voce pubblica, però, paga le tasse per mantenere al potere altri che le dissipano per servizi pessimi e tardivi. C’è un’altra realtà sommersa, nel Paese, come il brontolio di un vulcano. Prima o poi bisognerà sentirla ….     

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stelio-w-venceslai_19654 NOTE A MARGINE

 STELIO W. VENCESALI  già funzionario ENI, Docente Universitario, con gran parte della sua carriera professionale trascorsa nell’ambito della P. A., nonchè Direttore Generale di un’Agenzia O.N.U. per l’informatica -  e che conosco personalmemte da circa un ventennio, da più anni collabora con la Consul Press. Brillante conferenziere, scittore, saggista e componente dell’Accademia Angelica Costantiniana, attualmente si interessa di ricerche storico-filosofiche con particolare riferimento al Medioevo ed ai Cavalieri Templari, dopo essere stato Gran Priore d’Italia dell’ OSMTH  – Ordo Supremus Militaris Templi Hierosolymitani _______ PROPRIO per questa nostra personale amicizia – nonchè per una comune appartenenza al mondo dei Cavalieri e, quindi, idealmente anche Confratelli -  desidero esprimere la mia completa condivisione al ” J’ACCUSE” lanciato da Stelio Venceslai verso tutte le “Istituzioni”, nonchè verso i loro rappresentanti. Costoro infatti, come indicato in questa particolareggiata analisi, sono tutti colpevoli e tutti responsabili per i prorpri comportamenti, errori, omissioni e/o mancati interventi. 

E desidero ribadire che le critiche, qui espresse da Stelio Venceslai, erano già state sinteticamenente esposte o qualche giorno fa in due precedenti brevi articoli  entrambi intitolati “A Macerata sibilano i proiettili” (…1 / 2) , sia a firma di Alessandro Benini, sia a  mia firma.  Quanto accaduto a Macerata, purtroppo, rappresenta come l’intero Paese sia allo sbando, per l’ incapacità culturale, spirituale, morale ed operativa di una intera Classe Dirigente e  Politica che  “Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori. di trasmigratori” certamente non avrebbe meritato  ______________Giuliano Marchetti

 

 


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