buonismo

L’italiano ed il razzismo – intervista a Cassinelli

di , 5 agosto 2018

Intervista telefonica a STEFANO CASSINELLI,
Giornalista e Padre di un Giovane Ghanese

Il recente atto delinquenziale subito da Daisy Osakue per mano di tre dementi o ubriachi, che le hanno ferito malamente un occhio tirandole un uovo, e sottoposto allo stesso stupido assalto tre o quattro passanti europei, ha suscitato un voluto vespaio da parte dei rimasugli di quella becera parte politica che stigmatizza ogni mascalzonata facendone un “caso”. Si è voluto fare un poco di chiarezza rivolgendosi ad altre fonti d’informazione, per vedersi confermato che, in quest’anno, a quattro o cinque azioni malavitose italiane verso stranieri, corrispondono quarantaduemila reati commessi da stranieri verso italiani. Si è chiesta infine l’opinione di Stefano Cassinelli, giornalista ed esperto in materia di una grande Testata nazionale, nonché padre adottivo di un ragazzo disabile ghanese, anche lui atleta, per sentire se è vero o no che ci sia razzismo in Italia.

Sul razzismo italico Cassinelli non è d’accordo, precisando che l’italiano è un bonaccione e che guarda al vicino di casa nero come ad un semplice nuovo vicino, che stimola curiosità a conoscerlo. Il fenomeno detto razzismo è dunque un’intenzione esagerata e malevola, anche nel buonismo dell’espressione negata di “negro”. “In Africa – dice Cassinelli, – dove ho vissuto per diverso tempo e della quale conosco bene alcune lingue, si dice “bianchi” con la stessa intenzione che si ha da noi per “negro“: io stesso ero indicato con un unico termine che vuol dire “il bianco con la barba nera” ed era, per me e loro, cosa del tutto normale: in Africa erano tutti cordiali con me. Per quanto riguarda poi i giudizi estremi che taluno può esprimere, vorrei far presente che non bisogna assolutamente generalizzare: il colore, la specie, le caratteristiche fisiche differenti non hanno alcuna relazione con la bontà o la cattiveria. Le azioni di delinquenza sono una cosa a sè.”.

Il discorso si è riferito poi alle teorie di Kalergi, per le quali vi sarebbe un programma ben seguito per una progressiva e decisa scomparsa dell’uomo europeo, ma Cassinelli nega questa ipotesi, per assicurare poi che, se c’è programma, è “per fare schiavi economici in Europa, ignoranti ed assoggettati, da quel tipo di neocapitalismo o neoliberismo di grandi entità industriali e finanziarie internazionali. Non è, dunque, intento di distruzione razziale, ma pura ed odiosa violenza verso chi ha civiltà”.

Chi è colto, chi è informato, chi ragiona, non diventa mai un essere manipolabile. Il mio pensiero va anche a quelle azioni di “mobbing” in atto già da perlomeno un venti-trentennio, in moltissime e diverse sedi di impiego e lavoro per le quali si isola e si aggredisce il collega più preparato o più intuitivo: l’intelligenza è la nemica di tali “Organizzazioni” perché non si fa mettere l’anello al naso, e l’arma contro di essa è l’invidia: lo stesso calza sul privilegio adottato dalla mentalità corrente per il disadattato, il delinquente, chi campa pretesti o usa giustificazioni: non è un furbastro, ma “ha problemi” e viene accontentato per lasciarlo accedere al posto di chi ha talento, in posizioni di comando. La ragione di governanti incapaci e fuga di cervelli è qua.

Chiesto a Cassinelli se ritiene che il razzismo abbia cause di diversa religione la risposta è stata chiarissima: “gli Islamici non stanno provando un’invasione. E’ chiaro però che, a parità di migrante, che raccoglie pomodori o lavora in qualche modo, quello islamico ha l’ordine scritto nel Corano di far proseliti, mentre quello non-islamico non ci pensa. Diciamo che, oltre al fatto che l’italiano non discrimina per razza, l’islamico approfitta della situazione per obbedire al Corano”.

Forse, suggerisce questa frase, il veicolo per ridurre in schiavitù l’Europa è proprio l’obbedienza che l’uomo islamico ha per fondamento religioso.

La questione della religione conduce all’accoglienza che, se mancata, fa definire razzista chi non l’applica, e Cassinelli ricorda che spesso il Papa va sul carro del vincitore, e non si può escludere che il Vaticano abbia, in questa voluta ed inesistente qualifica di razzista per l’italiano , il suo economico tornaconto.

Marilù Giannone


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