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L’ Aborto non è etico

di , 7 novembre 2018

Lacrime per i “BAMBINI mai NATI”

 di Leandro Abeille *

C’è poco da fare ….  oltre a scombinare gli equilibri in casa Pd, il “CASO di VERONA” HA DATO UNA NUIVA SPINTA AD UN DIBATTITO CHE IN ITALIA SI VUOLE ANCORA TENERE NASCOSTO.  Un altro 3f4c5e7e-dec4-11e8-830c-21b273b0f378_Clipboard-14713-kA0-U1120992977582hbG-1024x576@LaStampa.itputiferio scoppia quando Papa Francesco, dopo aver assimilato l’aborto all’affitto di un sicario, decide di pregare nel “GIARDINO degli ANGELI” lo scorso 2 novembre.

Il “Giardino” è anche conosciuto come il “CIMITERO dei BAMBINI MAI NATI” all’interno del camposanto Laurentino. Per alcune associazioni si è trattato di un gesto “contro le donne ed illegale”.

La motivazione per la quale essere contro l’aborto o meglio, contro il suo abuso sia “contro le donne” è ancora un mistero. Nessuno vuole tornare agli aborti clandestini ma sottolineare una maggiore attenzione alla vita, non comporta affatto volere il rischio di morte per le donne.

Uccidere un embrione (fino al secondo mese) o un feto (dal secondo mese in poi quando ha le caratteristiche morfologiche della specie umana) non è giusto. Non è giusto nei confronti della vita, non è giusto nei confronti di un qualcosa a cui batte un cuore e che dovrebbe avere una speranza di nascere e di vivere una vita. Non è morale, non dipende da dettami religiosi, si può credere a Shiva o ad Allah, la vita è un patrimonio umano, non divino. Chi crede obietterà che la vita la concede Dio ma comunque, l’ha concessa all’uomo e di conseguenza è quest’ultimo che la gestisce. Non farla sviluppare è una scelta dell’uomo. Una scelta innaturale prima che antireligiosa. Innaturale perché interrompe il ciclo naturale della vita: nascere, crescere, riprodursi, morire. Ci preoccupiamo per le api che muoiono e non facilitano l’impollinazione ma non ci preoccupiamo di numeri da genocidio dell’aborto o del “childfree” le donne (e uomini) che non vogliono figli. Se i sociologi, gli antropologi e gli psicologi sociali, non fossero così vili e schifosamente schierati, dovrebbero ammettere la più chiara delle cose, i comportamenti anti-riproduttivi sono disfunzionali alla società. Per anti-riproduttivi non ci si riferisce alla contraccezione (per come verrebbe da distorcere a qualcuno, che nella sua assoluta banalità, per fare ironia, associa i rapporti orali al cannibalismo) ma di riproduzione minima, quella necessaria a far sì che una Apopolazione non sparisca. Possiamo metterla su come vogliamo, fare passaggi filosofici e trovare giustificazioni morali ma uomo e donna servono ancora per fare figli. Non farli è un suicidio sociale.

 L’ABORTO, UNO STRANO DIRITTO CHE NON C’E’ /

In questa sede, non si parla di contraccezione, non si parla di pillole contraccettive, si parla di aborti, si parla di un cuore che batte e di nutrizione che arriva dalla madre per permettere la vita di un nascituro. Si dice che l’aborto non è un assassinio, è solo un “disimpianto” di un qualcosa che non ha diritti. Appare curioso che proprio quelle persone che vorrebbero più diritti per tutti, non accettino i diritti del feto (parlo di feti perché sono quelli che vengono abortiti). Tutti hanno diritti in questo mondo, le persone, gli animali, le società ma non i feti. Ha più diritti una gallina che non un feto di 3 mesi. In fondo il feto è la vittima perfetta, non ha voce e nessuno che gliela dia. Parliamoci chiaro: il feto è un peso, se nasce un bambino lo è ancora di più.

In Italia siamo arrivati ad una legge che favorisse l’interruzione volontaria di gravidanza grazie ad un referendum condito da alcune verità e qualche bugia. La verità è che le donne morivano a causa dell’aborto clandestino, venivano picchiate ed emarginate se ragazze-madri, la bugia è che uno dei motivi più spiccioli dei pro-aborto era: “ma non ti pare giusto aver la possibilità di abortire un feto che si è sviluppato da uno stupro?” A chi non sembrerebbe giusto.

Dalle storie sugli stupri o sui “malammori” è però tuttavia nata una legge molto equilibrata, la quale, prevede l’interruzione volontaria di gravidanza entro 90 giorni dal concepimento per la donna che: “accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito” (art. 4).

È il “serio pericolo” allora e non la “libera scelta” il discrimine che si dovrebbe fare nella ratio legis. Questo pericolo deve essere ben serio per una parte della popolazione italiana, stante il fatto che si fanno più di 80.000 aborti l’anno. Ottantamila non nati nel 2016. Ci si chiede quali potrebbero essere questi seri pericoli che hanno convinto le possibili madri a farsi aspirare il feto da dentro. Non è sicuramente una questione sociale, la vergogna per essere ragazze-madri non è più credibile nel terzo millennio, il millennio delle coppie gay, dell’utero in affitto, del poliamore. Devono essere problemi psicologici o sanitari seri quelli che costringono le donne all’interruzione volontaria della gravidanza, considerando quante se ne fanno. C’è una concreta possibilità che questi “seri pericoli” siano stati sostituiti da “qualsiasi possibile motivo”.

AL GIORNO D’OGGI /

Nei commenti Facebook in molti (anche se la maggioranza è femmina) scrivono di gravidanze indesiderate per il fallimento dei contraccettivi, dimenticando che l’interruzione volontaria della gravidanza di cui alla legge 194, “non è mezzo per il controllo delle nascite”.

 “Non siamo incubatrici” – è questo che spesso ci si sente dire da giovani donne in età fertile. È vero, le donne non sono incubatrici ma è anche vero che sono le uniche che permettono il proseguimento della specie umana. Il proseguimento della specie è da sempre la base di ogni cultura, perché ogni civiltà sapeva perfettamente che se non avesse avuto un cospicuo numero di persone attive non avrebbe potuto sopravvivere alle spinte espansionistiche di altre società che premevano ai suoi confini. È quello che sta succedendo in Italia – abbiamo una natalità ridicola e per alcuni – c’è bisogno di stranieri per sostituire le mancate nascite. È ovvio che non è un problema del solo aborto, ma di una mancanza di politiche sulla fertilità (ancora non si sono spente le critiche per il Fertility Day dal Ministero della salute un paio di anni fa), sulla maternità, sull’infanzia, sul lavoro delle donne. Se continuerà in questo modo, saremo sostituiti da altre popolazioni entro i prossimi 200 anni.

 IL CONCETTO VITA-CENTRICO /

Una serie di convincimenti impedisce ai feti di nascere. Alcuni sono così poveri che fanno venire rabbia. Per quella rabbia e non per “illuminazioni divine” o “ritorni religiosi” che molti medici percorrono la strada dell’obiezione (prevista dalla legge 194). Abortire non è (e non dovrebbe essere) una scelta “libera”, basata su un qualsiasi motivo, ma su gravi motivazioni che minano alla base la salute della donna o del nascituro. Il ginecologo che ascolta la mamma romana benestante con due figli (e di nuovo incinta): “dottò, questo lo buttamo”, spesso ha una crisi con la sua coscienza – tra chi fa di tutto per avere figli e non riesce e chi li butta. Non c’è bisogno di essere di Comunione e Liberazione per rifiutare questi aborti, basterebbe ricordare la formula classica del giuramento d’Ippocrate: “Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo”.

Il problema è “il grumo di sangue”, questo è come viene percepito il nascituro. Una cosa che fuori dall’utero non può vivere, quattro cellule aggregate. Quelle quattro cellule hanno già la morfologia tipica della razza umana, una testa, un corpicino con braccia e gambe piccole ma visibili, sono le vittime perfette, non hanno voce e nessuno che le difende. Se iniziassimo a pensare a quelle cellule come ad un “nascituro”, un essere umano che avrà sentimenti, aspirazioni, sogni ed una consistenza forse ricuciremmo a capire che non è solo un grumo di sangue. Almeno non lo è più dal primo battito del cuore. Il cuore così esaltato dagli innamorati di tutto il mondo, nei feti lo sopprimiamo con estremo disinteresse.

UNA TENDENZA IN DECRESCITA /

Dagli anni 80 il numero degli aborti sta diminuendo massivamente dai circa 250.000 l’anno agli 80.000 attuali, ad abortire sono di più le donne in età adulta tra i 20 ed i 34 anni, maggiormente tra le occupate (44%) e tra le casalinghe (23%) che non tra le disoccupate (21%) o le studentesse (10%). I dati sembrano confermare che probabilmente serie politiche pro-natalità, di supporto al lavoro femminile (tra l’altro solo nel settore privato, poiché nel pubblico non esiste disparità uomo-donna), potrebbero diminuire gli 80.000 “disimpianti”. Se pure li diminuissero del 10% avremmo 8000 bambini l’anno in più. Bambini che erano, come tutti noi, “grumi di sangue”.

Qui non sono in discussione i diritti delle donne, la legge 194 rimane una buona legge, forse la più equilibrata rispetto a quelle del resto degli altri paesi del mondo, qui sono in discussione “i qualsiasi motivi”, le donne non hanno diritto di abortire “per qualsiasi motivo”, perché non stanno togliendo un brufolo ma impedendo ad un essere umano di nascere. È inutile mettere sui propri stati “stay hungry, stay foolish”, se non si accetta il coraggio della madre di Steve Jobs che invece di abortire decise di farlo nascere e affidarlo ad una famiglia che lo ha amato.


Info sull'Autore

Giornalista, saggista, libero docente, esperto in problematiche sociali, internazionali e militari.