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Grottelle e trogloditi

di , 14 maggio 2018

Italia bella, non mostrarti gentile

Giovedì 10 maggio alle ore 17,00 era stato concesso, per un accordo informale, di poter visitare il singolare resto di una costruzione probabilmente avente carattere religioso, detto “La Celsa”, poco più a nord di Labaro.

Il rudere, imponente e costruito su un basamento ottagonale a blocchi, ed avente forma circolare, era rimasto quasi indenne fino all’età medievale, quando, secondo gli sfasci prima cristiani poi stranieri, i signorotti della tenuta non avevano ritenuto opportuno farne una postazione difensiva.

La zona dove esso sorge è costituita da un lungo ed alto muro roccioso nel quale, più in basso del monumento, si aprono una diecina di cavità più o meno naturali, alcune corredate di correzioni lapidee o di mattoni per uniformare le aperture formate dai regimi anche condotti di acque che raggiungono prima il Cremera ( sul quale, poco più a sud, sotto gli incroci del Raccordo, si vede un ponte arcaico rimaneggiato per volere di Augusto per raggiungere la Villa di Livia) e quindi il Tevere. Le grotte, o grottelle, come vengono registrate sulla pianta, hanno la veneranda età della formazione territoriale vulcanica del Lazio Nord e sono state abitate dal Paleolitico. A questo periodo sono da attribuire incisioni e pitture che si potrebbero vedere normalmente se il sinistro buonismo non avesse concesso a nomadi e trogloditi attuali di infilarcisi dentro e soggiornare fra sporcizia, refurtive e modifiche indegne.

A parte la carità pelosa delle cosiddette Associazioni umanitarie e religiose, queste con l’ennesima loro tipica bugia dell’ “hoc signo vinces“, che nel loro linguaggio è quello del denaro, ed al di là dell’apprezzamento artistico, che nei nostri tempi sgangherati ha parametri confusi e da sei politico, evidentemente non capita, anche per caso, nella flebile mente di chi amministra e governa, che i tre ordini di caverne sono ottimi rifugi, specie quelli seminascosti da cespugli, di malavitosi, di refurtive, e, molto peggio, anche di armi e di individui che, lasciati in pace dalla italiana indifferenza, potrebbero creare seri guai o anche attentati ed ” operazioni” di delinquenza organizzata.

Sembra che ci voglia una disgrazia per impedire un danno che appare alla normale logica come disastroso , e che la prevenzione non sia salvezza, ma qualcosa di “paranoico” o di “fascista”.

Le memorie sono cultura, sono civiltà, che ignoranti ritengono superflue a vantaggio di un beota “presente”: essi non si accorgono che il presente è il passato e che è il futuro. Il presente, tagliato con l‘accetta dell’ipertecnica è l’arma migliore per squagliare il carattere di un popolo in un nebbioso nulla, per potergli stringere la catena al collo e farlo schiavo di pochi principi delle tenebre. Si intervenga, per ripulire quell’antichissima e pregevole località, si lasci all’Italia il fulcro del voler scoprire, conoscere, creare.

Bisogna risolutamente impedire ai Principi delle Tenebre, con ogni segno di Conoscenza, di vincere .

Marilù Giannone


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