trincea

“Gloria e Miserie della Trincea” ….
il testo di Giuseppe Comelli, il Tenente Anonimo

di , 3 dicembre 2018
 

IN TRINCEA, DURANTE LA “GRANDE GUERRA”

di Johannes Balzano

Il Tenente Anonimo, che poi così Anonimo non fu, sappiamo che si trattò di Giuseppe Comelli, doveva essere un personaggio davvero sui generis. Ardito di guerra, scrittore, capeggiò diverse bande in AOI, organizzò la resistenza segreta al crollo dell’impero che gli costò la condanna a morte inglese. Catturato riuscì a fuggire in maniera rocambolesca ed entrò a far parte del SIM. A fine guerra convocato in Italia dagli alleati decise di non rientrare a causa della condanna a morte che ancora pendeva sulla sua testa. Tornò nel 1946 finendo la sua vita tra bolle e scartoffie come impiegato dello stato.

Una vita sicuramente da approfondire e chissà, magari un giorno l’ambizioso progetto editoriale de Le Frecce lo farà, ma oggi ci riproponiamo di ridare alla luce la sua opera Glorie e Miserie della Trincea, dato alla luce in anonimato nel 1934 dopo una piccola zuffa con degli squadristi, presi a ceffoni dopo che lo avevano accusato per qualche suo scritto scomodo.

“Gloria e Miserie” riporta i giorni della Grande Guerra vissuti dal Comelli in cui viviamo in prima persona tutte le vicissitudini storiche e umane di una vita sul fronte. L’eroismo e il patriottismo riempiono le righe e le pagine di un vecchio ardito, dall’addestramento all’attacco col coltello tra i denti nella trincea nemica. Il coraggio di una “squadra” di uomini che diventa nei decenni successivi leggenda finalmente viene conosciuto tramite chi ne ha fatto parte e che può dare una descrizione pertinente a ciò che noi possiamo difficilmente immaginare.

A cento anni dalla vittoria storica che suggellò il primo conflitto mondiale Le Frecce vogliono dare un piccolo contributo rispolverando un testo rarissimo da leggere senza inutili introduzioni. Davanti a un documento storico di tale portata ci limitiamo a fare luce sul personaggio, un vero e proprio avventuriero, e ad esaltare quei valori che fecero degli arditi un mito per le generazioni a seguire. L’opera in questione è anche lo spunto per ricordare un centenario passato in secondo piano. Dal 2014 si susseguono annualmente le ricorrenze delle varie fasi storiche, delle battaglie più importanti e di quelle più sanguinose di quello che fu il primo grande scontro mondiale. Un avvenimento che cambiò non solo la storia ma anche la percezione umana della vita, della morte e della guerra. Ebbe ripercussioni importanti sugli anni a venire, contribuendo in maniera più che diretta alla nascita di fenomeni politici nazionali e globali, a sentimenti contrastanti tra le nazioni e nelle nazioni, che portarono inevitabilmente al secondo conflitto mondiale.

Non sta di certo a noi raccontare ciò che scaturì dalla Grande Guerra ma ci teniamo a dare spazio ai più nobili dei sentimenti umani: coraggio ed eroismo, che si fondono con l’amor di patria. L’uomo che tra “Tempeste di Acciaio”, per fare una famosa citazione, lancia la propria vita contro il nemico, animato non da uno spirito di sopravvivenza ma dal valore patriottico, valore che per la prima volta emerge durante la Grande Guerra quando per la prima volta sul campo di battaglia ci saranno nazioni intere, per la prima volta la mobilitazione di massa farà la sua comparsa nella storia. L’eroismo di Giuseppe Comelli e dei suoi commilitoni renderà l’Italia finalmente una realtà nazionale, in barba a coloro che fin da subito e ancora oggi discreditano quegli anni, in barba ai disfattisti antinazionali e a qualche nostalgico di qualche impero che strozzò l’italianità per anni. A cento anni dalla Vittoria è sicuramente doveroso ricordare, ma forse troppo tardi. Avesse, questo popolo, ricordato degnamente, lasciando in minoranza i disfattisti nemici della nazione, forse oggi saremmo un popolo diverso, più fieri e più compatti.

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