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Difesa Comune Europea

di , 2 novembre 2017

SPENDERE PER LA SICUREZZA

Un mondo in subbuglio, dove i riferimenti, ai quali eravamo abituati da settant’anni, sono venuti meno e dove i confini nazionali risultano evanescenti, così come dimostrato dalla guerra lunga e complessa che ha stravolto il Vicino Oriente.

In questo clima di confusione l’Europa, da una posizione di subalterna sicurezza, ha visto scorrere eventi premonitori, confrontandosi fra stati membri dell’unione, su una politica monetaria miope e divisiva, tralasciando tutto ciò che, nel frattempo, avveniva nel mondo. Si è proceduto, per oltre vent’anni a stabilire, con meticolosa precisione, limiti di flessibilità finanziaria, ad invocare austerità sanzionando, di fatto, le debolezze del Mezzogiorno europeo, concedendo all’Italia quella invocata possibilità di sforamento, che, alla luce dei fatti, nulla ha prodotto di positivo.

In particolare, ciò che è stato autorizzato da Bruxelles, per quanto ci riguarda, è andato a coprire la spesa corrente, che è spesa del passato e molto poco è confluito negli investimenti; un modo di agire, questo, che, già dai tempi del governo Monti, in un errata interpretazione dell’austerità, imposta dagli eventi più ancora che dall’Unione, ha visto crescere l’imposizione fiscale, mentre niente veniva deciso per i tagli alla spesa, avendo quella negativa spirale di un disavanzo,che, anno dopo anno, rimaneva irrisolta.

Mentre l’Italia, ai suoi strutturali problemi aggiungeva, crisi nella crisi, l’emergenza dell’immigrazione, fenomeno inevitabile per tutto quanto avveniva e, non solo, sulle sponde del Mediterraneo; l’Europa, un agone di contrapposizioni si tirava fuori dall’essenziale principio di solidarietà già alla base del Trattato di Roma.

Adesso, quando la Brexit ha incrinato quel poco di rappresentatività intercontinentale dell’Europa ed una guerra non dichiarata attraversa il mondo, la necessità ineludibile di sicurezza è divenuta urgenza: il cambiamento della politica di difesa americana, con il progressivo abbandono di quell’ombrello protettivo che, per lungo tempo, ha permesso ai popoli europei di concentrarsi su altre priorità, sta nascendo, ed era tempo, il progetto europeo della DIFESA COMUNE.

Nel Convegno organizzato dall’Istituto Affari Internazionali, lunedì 30 ottobre,  l’Alto Rappresentante della UE per gli Affari Esteri, Federica Mogherini ed il Ministro della Difesa Roberta Pinotti hanno confermato come il progetto di sicurezza europea non è più un sogno, ma è realtà; comunque troppo si è atteso per giungere all’unica conclusione utile per la difesa di mezzo miliardo di cittadini d’Europa, con governi fin’ora più attenti a decimali di bilancio e solerti, come nel caso di quei paesi pronti ad alzare effimere protezioni di cemento, che non a guardare fuori della porta quanto accade attorno e nel vecchio continente.

La necessità di creare una forza di difesa europea non è cosa di oggi, ma prende le mosse da un’idea francese, datata 1954, che dopo una serie di contatti, finì cestinata proprio dagli stessi politici d’oltralpe che l’avevano proposta. De Gasperi , Adenauer ed altri avevano compreso come l’Europa dovesse dotarsi di una propria forza deterrente, ma la Francia, in quei giorni, era protesa alla creazione di una propria forza nucleare e non intendeva, proprio per questo motivo, condividere responsabilità di comando e di azione.

Insomma dopo oltre sessant’anni si è raggiunto l’obbiettivo di un unico comando per una possibile forza armata d’Europa. Un grande interrogativo, però rimane al momento senza risposta: l’impegno finanziario.

Troverà questa Unione europea, nelle sue condizioni attuali e divisioni, la volontà di consolidare il fondo previsto per raggiunger l’obbiettivo della sicurezza a 360° ? Spinte eversive, terrorismo, nazionalismi separatisti e , perchè no, l’involuzione climatica saranno tutti motivi sufficienti a convincere , oltre ogni patto di stabilità, i governi nazionali a spendere? Da soli si spende e si spende male senza raggiungere lo scopo. Non possiamo, dunque, fare altro che augurarci una rapida intesa. Il tempo stringe.

Alessandro P. Benini         


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